24 luglio 2009

Il tecnofilosofo Cacciari: no ad Englaro

Beppino Englaro non ha le capacita' per dirigere il Partito Democratico, ha detto il tecnofilosofo Cacciari sindaco di Venezia, dichiarando: "Ho molta stima, ma fare il segretario di partito richiede conoscenze vaste... capacita' di mediazione, di direzione, di riconoscere le difficolta'... sarebbe il caso di ricordare che la politica e' una tekne'. Quindi non credo assolutamente che Beppino Englaro abbia le capacita' di dirigere il Pd"
Questa dichiarazione di Cacciari è offensiva e demenziale.
Beppino Englaro ha dimostrato capacità di mediazione e di gestione delle difficoltà enormi, nell'affrontare la battaglia morale per sua figlia Eluana. capacità umane immense, che nemmeno fusi in un sol uomo gli attuali dirigenti Pd saprebbero esprimere.
Ha saputo trasformare un dolore, una richiesta individuale in una battaglia veramente universale. Di far questo, in pochissimi sono capaci. Il disprezzo tecnocratico di cacciari è offensivo per le persone 'normali', per l'umanità di tutti.
la politica è una tekné? benissimo, ma tekné vuol dire anche(partendo da Aristotele) esperienza capace di cogliere e tradurre elementi universali nel particolare..esattamente quel che ha fatto Englaro con la sua battaglia.

19 luglio 2009

Il sofista malfatto - critica all'illusione democratica



IL SOFISTA MALFATTO
la breve stagione di Veltroni e l'illusione democratica

presentazione
martedì 28 luglio 2009 - h 18 - festa di Liberazione
Parco Togliatti, Bologna


intervengono
Manuela Bruschini - autrice
Oliviero Diliberto - segretario nazionale PDCI
Nando Mainardi - segretario regionale PRC

In una stagione durata soltanto 18 mesi, l’ex segretario del PD è riuscito a porre fine all’esperienza del centro-sinistra italiano e ad affermare la trasformazione della maggiore formazione di sinistra in partito governamentale. Questo libro racconta una storia inquietante, che parla di morte della militanza e del trionfo di un’estetica mediatica sulle ideologie. anche a sinistra.


Il sofista malfatto è edito da Arduino Sacco Editore
acquistalo on line su www.arduinosacco.it
oppure in libreria a:
Piacenza - libreria Fahrenheit 451, Feltrinelli, Romagnosi, libreria del Corso, Tuttolibri, libreria Ipercoop
Mestre - libreria Feltrinelli, libreria Don Chisciotte
Bologna
- libreria Trame, libreria Irnerio

abstract

PERCHE’ QUESTO LIBRO

La scelta di costituire il PD in Italia ha stravolto il tradizionale assetto della politica italiana, consentendo alla crisi culturale e politica nazionale di velocizzarsi e sdoganando definitivamente la spettacolarizzazione emozionale del politico.

Walter Veltroni non è stato soltanto un front man in questa operazione, ma ne ha rappresentato efficacemente senso e finalità ideologiche; le ha incarnate nel suo personaggio, nel suo stile comunicativo, nella sua retorica. Nonostante le ripetute sconfitte elettorali, Veltroni ha ottenuto nella sua breve stagione di leadership un risultato indiscutibilmente significativo: chiudere la stagione politica del centro-sinistra e contribuire in modo definitivo alla crisi della sinistra italiana, favorendone il transito verso il nuovo modello governamentale. Come si trasforma l’essere di sinistra in Italia, dopo queste scelte? Il cittadino-elettore si sostituisce definitivamente al vecchio militante?


ALCUNI BRANI

L’Anti (ideologico e conservatore), parte prima – cap. III

“…Ed è propriamente la storia comunista quella di cui Veltroni si compiace di annunciare la fine…per Fukujama l’homo novus generato dalla fine della Storia era un post-ideologico argonauta del libero mercato, per il Walter nazionale saranno i ‘nuovi italiani’ del Partito Democratico, finalmente liberi dalla zavorra comunista, dalla storia comunista, che ha tenuto così a lungo ‘bloccato’ il paese. L’Anti non se la prende con la storia tout court, insomma, ma solo e specificamente con quella del Partito Comunista Italiano. L’ideologia ed il conservatorismo, uniche polarità cui Veltroni si consente un deciso ‘essere contro’, sono quelli propri della tradizione politica della sinistra italiana, nel cui seno ha prosperato fino agli effimeri allori della sua breve stagione di leadership. Essere contro, chi conserva vecchi sistemi di idee e stantie coerenze. Contro, chi richiama al peso ed alla responsabilità di una storia peculiare e propria, portatrice di una differenza. Contro tutti i conservatorismi, senza porsi il problema di cosa possa rimanere eliminandoli così in toto e senza appelli…“

Un leader da Bianco Mulino, parte prima- cap. VIII

“…i testimonial preferiti da Veltroni sono sostanzialmente ‘veline’ della politica: che siano donne o uomini, sorridono, sono graziosi (le donne di più, ovvio), parlano poco e hanno pochissimo da dire…. Ancora una volta, poi, il testimonial non deve necessariamente esplicarsi in una figura concreta e dotata di corpo, poiché la sua è una fisicità a due dimensioni, decorativa. Spesso infatti, come accade nelle operazioni pubblicitarie effettuate direttamente nei punti vendita, la ‘persona testimonial’ è trasformata in roter, fotografia-figura di se stessa. E’ la tecnica del ‘venditore silenzioso’ che sta alla base dei tanti manifesti, cartelloni, maxischermi riempiti con figure, occhi e facce di giovani e donne che sorridono educatamente ed invitano a considerare la bontà del prodotto-Veltroni. Ridotto così a figurina, il testimonial raggiunge la sua perfezione iconica: niente sbavature, niente modificazioni nella perfetta placidità del suo sorridere…“

Quest’opposizione non s’ha da fare, parte prima – capitolo VIV
“…Se al presente si considera inappropriato urlare la propria rabbia, la strategia veltroniana è invece quella della petizione, dal titolo emozionalista ‘Salva l’Italia’. Il pericolo è tanto grande che l’Italia necessita d’essere addirittura salvata, ma la piazza può attendere, e non deve essere urlata…Veltroni è animato da una concezione paradossale: vuole la piazza, ma epurata delle sue caratteristiche distintive; si propone alla guida di un movimento conflittuale, delimitandone però in anticipo i confini e procrastinandolo al dopo. Si tratta di un’opposizione che promette di avverarsi in futuro, ma che non può essere adesso. opposizione virtuale. Le cause della sua virtualità stanno nei presupposti che la vincolano: se s’intende opporsi ‘come se’ non si fosse all’opposizione, il conflitto non trova materia da utilizzare, né terreno su cui radicarsi. Per confliggere con chi governa, è necessario identificarsi con chi è governato e –in quanto tale- impossibilitato nel governare a sua volta. Ma la filosofia del partito democratico è la governamentalità, l’obiettivo primo essere forza-di-governo, la vocazione ‘maggioritaria’. Per un leader, ed un partito, votati alla governamentalità fare opposizione, nel senso proprio del termine, significa dunque mettersi dalla parte opposta non rispetto all’avversario politico, bensì rispetto a se stessi…“

bugie aporie utopie, parte prima - capitolo XII

“…L’utopia agitata, soprattutto nelle pagine de La nuova stagione, è fondamentalmente di natura tecnocratica, ancorché qualificata da ampi riferimenti alla dimensione etica ed emozionale…La credenza, alla base di questa visione utopica, è che vi sia una connaturata bontà morale nell’atteggiamento governamentale, nella sua tecnicità, ed un’altrettanto ineludibile ‘cattiveria’ in quello ideologico- identitario…La cornice emozionale, la promessa, è quella di abitare un contesto d’esperienza totalmente nuovo, disancorato dai pesi del passato. In buona sostanza, l’utopia di Veltroni si condensa nel sogno di superamento del politico, affermando il primato dell’aspetto tecnico-gestionale. Strettamente correlata alla precedente è l’utopia che disegna la fine del conflitto: affrancati dalle ideologie, liberati dalle affezioni identitarie, i politici del mondo nuovo potranno abbandonare la conflittualità urlata, cui erano abituati, e dedicarsi alla co-gestione della cosa pubblica, transitando dall’essere ‘contro’ all’essere ‘per’. E’ un parlamento dei mormorii quello che immagina Veltroni, dove ci si confronta con pacatezza, senza bisogno di litigi poiché i motivi del litigare (la divergenza ideologica, l’attaccamento alle reciproche identità) non sussistono più…“

La dote di Berlusconi, parte seconda – cap. I

“…Il leader, con le sue qualità, è l’oggetto magico in relazione col quale (attraverso il consenso, il voto, il tifo politico) il popolo può almeno in parte amplificare il proprio sentimento di potenza…L’utopia berlusconiana si sostanzia di un suo specifico orizzonte mitico, fatto di calore, immediatezza, sfrenata libertà di consumare ed appropriarsi di cose, senza costrizioni o divieti esterni. In chiave psicoanalitica, Berlusconi trova nel tramonto del super-Io la sua dimensione utopica…L’utopia veltroniana è strenuamente orientata al nuovo, alla promessa di un radicale cambiamento. La seduzione esercitata dal nuovo è insieme promessa di affrancamento dalla pesantezza (del passato con i suoi rancori, della situazione economica, delle problematiche sociali del paese) e conquista di una leggerezza tipicamente post-moderna (un paese moderno, più veloce, più semplice e lieve, in grado di mutare scenario e contesto rapidamente e di trasformarsi a piacimento). Il nuovo, più propriamente, è una promessa di liberazione individuale, anche sotto il profilo psichico: ‘una nuova stagione’, la ‘nuova Italia’, il ‘nuovo viaggio’ sono tutte metafore che richiamano al profondo bisogno spirituale di trasformazione e felicità che anima le vite (spesso coatte ed etero-determinate) delle persone normali. E’ la promessa di un’epifania privata che si rispecchia in quella sociale, e rende razionale l’attesa e la speranza anche a livello individuale poiché prefigura ‘qualcosa’ verso cui tendere, un mutamento appunto…“

alla faccia del partito aperto

alla fine la decisione dall'alto è piombata sul 'caso Grillo'; non soltanto NO alla candidatura, ma No alla sua iscrizione al partito. E il segretario ribelle Forgione giustamente parla di 'ayatollah romani' e di fine del partito aperto sognato da Veltroni. Forgione ha ragione, cari 'compagni' del PD (si può ancora dire?).

Il PD si è strutturato come partito inteso a superare il vecchio schema destra-sinistra, io-altro, e dichiaratamente è stato progettato per non essere più uno di quei partiti tradizionali che appartengono ai militanti, ma per essere un partito "abitato da cittadini elettori", che non vivono di politica ma "vogliono contare votando nei momenti decisivi". Questa che cito è la 'nuova stagione' di Veltroni, questa è la filosofia del Pd, non il Manifesto...e allora perchè no a Grillo? non è egli un cittadini elettore che vuole abitare il PD, che chiede di partecipare votando - o proponendo di essere votato - nel momento decisivo del Congresso? questo no appartiene ad un vecchio schema politico, di difesa della propria identità ed integrità; ma il Pd promuovendo il partito 'aperto, flessibile' ha già scelto di superare quello schema. Oppure erano solo menzogne, etichette emozionali per sedurre?

senza coerenza non c'è credibilità politica di sorta...

un soffocante veltronismo

un soffocante veltronismo, nonostante tutto, continua a schiacciare il partito democratico.
l'ansia del nuovo, dopo tutte le batoste degli ultimi mesi, non si è ancora esaurita. Bersani si candida? E Franceschini giù ad urlare 'votate me, io sono il nuovo!'. senza altri contenuti, che non di idee si tratta in questa competizione ma di copertine emozionali, slogan pubblicitari. E intanto, non pago dei disastri compiuti, Veltroni parla ancora e ci tiene a precisare che Craxi è stato il vero innovatore della sinistra italiana, altro che Berlinguer. ma tra litigi e congiure, su una cosa almeno l'attuale dirigenza PD è coesa: sono tutti daccordo che il futuro è il progetto governamentale, la vocazione maggioritaria. altro che sinistra, identità, ideologia. Tutto questo è vecchio ciarpame demodé. per volare veloci, e flessibili, verso il nuovo che avanza assai meglio non averla, un'identità politica...
bel risultato davvero per quella che fino a poco tempo fa era la parte più vasta della sinitra italiana. grazie Walter, bel lavoro.

18 luglio 2009

Veltroni omicida: il j’accuse di Bersani

E alla fine anche all’interno del partito ‘leggero’, uscendo bruscamente dalle liturgie nuoviste e post-ideologiche del veltronismo imperante, una voce diversa si è levata.

Attacca Bersani,lui che tanti accusano di rappresentare ‘il vecchio’, il passato ideologico, e lo fa con parole chiare, capaci dunque di assumere un significato. Era ora.

Veltroni, il demiurgo del PD, il grande sognatore che ne ha plasmato l’ineffabile novità, è stato anche e soprattutto il suo distruttore. Ha distrutto il PD, creandolo, perché ha interpretato come puro nuovismo emozionale, pubblicitario, la cosiddetta ‘vocazione maggioritaria’ che il nuovo partito intendeva avere. Perché ha preferito le sirene del leaderismo mediatico al confronto politico ampio, partecipato dalla base e dai militanti. Veltroni, dice Bersani, “ha disperso un patrimonio immenso”, ed è colpevole pure di aver posto fine all’Ulivo.

Le conseguenze del j’accuse di Bersani sono chiare: stando alle sue parole, Veltroni ha contribuito a creare non un partito, ma una struttura-fantasma, incapace di avere un’identità, dove la sovranità non è demandata agli iscritti, e neppure ai più burocratici organismi gestionali, ma al capo-sovrano che riproduce il fantasma e sostanzia la realtà del collettivo nella sua immagine personale. E tutto questo, si dice finalmente dall’interno del PD, è profondamente sbagliato.

Il modo in cui il PD è stato creato e conformato ha fatto sì, finora, che non esistesse il PD. Dunque il partito democratico ancora non esiste. I n tanti, nel mondo concreto , nella sinistra reale, se n’erano accorti da un pezzo. Finalmente qualcuno comincia a capire, e parlare, anche da dall’interno della non-struttura. PD è il partito che non c’era. Che ci sarà un domani, forse, soltanto rinnegando completamente i presupposti sui quali è stato creato. Il PD sarà soltanto se smetterà di essere se stesso.

E’ un’ironia perfettamente coerente al dominio dell’immagine sulla parola, dell’emozione sulla storia, dell’etichetta-slogan sulla concretezza dei legami umani e politici che ha animato finora il virtuale partito democratico italiano.

17 luglio 2009

l'ultimo orrore di Veltroni: w Craxi, via Berlinguer

Inesorabile, nonostante la perdita del ruolo governamentale che tanto gli piaceva, Walter Veltroni insiste nella sua opera di decostruzione attiva della storia della sinistra italiana. Con una puntualità che non ha nulla di casuale, ma chiarisce sempre più un preciso disegno ideologico, una determinazione a distruggere e far perdere senso ad un intero patrimonio di idee e radici.
E' Craxi il politico della sinistra che ha capito meglio di ogni altro i cambiamenti della società italiana, mentre il Pc di Berlinguer non riusciva a fare 'innovazione'. Geniale. L'uomo dell'Italia da bere, della corruzione come sistema normale di gestione di potere, è quello da rimpiangere e lodare ora, rinnegando una volta di più fatti, persone, orizzonti etici che hanno fatto la storia del PCI italiano.
certo che Craxi capiva la società del suo tempo, anzi ha contribuito a plasmarla così come poi, alla fine dei volgari anni '80, tutti noi abbiamo dovuto riconoscerla, con schifo e sgomento.
Ma è un'Italia che con la sinistra non ha nulla a che fare. E' l'italietta che oggi impera sovrana, e che acclama Silvio Berlusconi ed il suo stuolo di cortigiane/i come suo vate. Sta dicendo, Veltroni, che Craxi è stato un grande perchè ha capito in che direzione andava il paese, ed ha spianato la strada al 'nuovo' che oggi ci governa. vergogna. vergogna. vergogna.

10 giugno 2009

Struttura del libro

IL SOFISTA MALFATTO
la breve stagione di Veltroni e l'illusione democratica
di Manuela Bruschini


INDICE RAGIONATO DEL TESTO

PARTE PRIMA: tutti i volti di Veltroni


Introduzione
Breve excursus di presentazione sui principali temi in trattazione: il rapporto tra lo stile politico di Veltroni ed il processo di estetizzazione della politica, il complesso rapporto verità-menzogna-malafede, il concetto di leader ‘panottico’.

1. un perdente che esulta?
Analisi dell’atteggiamento di Veltroni nei confronti della sconfitta nelle elezioni politiche 2008; ipotesi sulla reale posta in gioco a sinistra, al di là della vittoria delle destre.
Ipotesi di senso sull’autovalutazione dei risultati conseguiti, dietro ed attraverso il discorso del leader.
2. il novissimo
retorica del ‘nuovo’ in Veltroni e nello scenario politico internazionale, fino a Barak Obama. L’ansia del nuovo come delirio collettivo e strategia anti-politica.
3. l’Anti (ideologico e conservatore)
di come Veltroni, inaugurando la ‘nuova stagione’, propugni la morte delle ideologie e la loro sostituzione con ‘valori’ disancorati da ogni organico patrimonio di idee. Riflessioni sulla strategia di allucinazione della memoria collettiva della sinistra italiana condotta da Veltroni, con un obiettivo preciso: negare l’eredità del PCI e costruire un ‘partito dei cittadini’, mandando in pensione la tradizionale forma-partito ‘dei militanti’. Riflessioni sullo svuotamento di senso della politica senza ideologie, relazione del Veltroni-pensiero con l’anti-ideologia (in realtà assai dogmatica) della fine della storia di Fukujama. del concetto veltroniano di conservatorismo, e dell’associazione tra ideali di trasformazione radicale della società e spirito conservatore. Riflessioni sulla morte del senso dei concetti nell’argomentare di Veltroni intorno all’idea di ‘conservazione’
4. l’unitario
di come Veltroni si faccia portavoce di un nuovo interclassismo, postulando incredibili alleanze tra sfruttatori e sfruttati. Analisi della retorica interclassista veltroniana, e dei suoi rapporti con una più globale strategia di mistificazione del reale
5. il post-laico
Excursus negli equilibrismi di un leader che deve condurre con sé l’ex sinistra laica italiana, per mano con i teodem di oggi e di domani. Analisi della distinzione veltroniana tra laicità e laicismo, e degli equilibrismi logici del suo post-laicismo, tra salti logici e confusioni semantiche interessate.
6. l’alfiere della sicurezza
Disamina sulla centralità della nozione di ‘sicurezza’ nel Veltroni-pensiero, analisi della sua strategia emozionale di argomentazione.
7. l’uomo del ‘NOI’ e dei ‘SI
di come la retorica veltroniana si innesti intorno ad un concetto emozionale del ‘Noi’ed ad una spiccata retorica del ‘Sì’; analisi dell’utilizzo retorico ed emotivo del ‘noi’ e del ‘sì’ nei discorsi di Veltroni
8. un leader da Bianco Mulino
dell’estetica buonista di Walter Veltroni, tra scenografie fiorite, volti giovani e sorridenti, guglie turrite di città medievali. Analisi sulle strategie di comunicazione iconica di Veltroni, e sulla sua peculiare interpretazione della politica come Spettacolo.
9. quest’opposizione non s’ha da fare
Meditazione situata sui primi mesi di ‘opposizione’ al Governo Berlusconi: dell’inattività ontologica, prima che operativa, del Partito democratico e della linea-Veltroni.
Correlazione tra la filosofia della governamentalità e l’impossibilità di una reale opposizione
10. 25 ottobre 2008: one day show
Una riflessione sulla manifestazione di piazza del Circo Massimo, e sulla sua inessenzialità
11. bugie aporie utopie
Excursus di sintesi sulle ‘tesi’ del Veltroni-pensiero, tra governamentalità ed idea del partito-maggioranza. Riepilogo delle principali contraddizioni logiche, e politiche, dell’impostazione veltroniana. Flash su impegni smentiti e giuramenti disattesi nel corso della recente campagna elettorale


PARTE SECONDA: l’origine del vuoto

1. la dote di Berlusconi
breve analisi sull’antropologia di Silvio Berlusconi e del berlusconismo, riflessioni sul patrimonio antipolitico, retorico ed immaginale che ‘porta in dote’ al veltronismo. Riflessioni sul rapporto tra berlusconismo e veltronismo, apparenti dicotomie e più concrete somiglianze, il concetto di cittadino passivo-affascinato curvato a due strategie retoriche molto diverse ma finalmente convergenti: dall’emozionalismo della paura della Destra a quello ‘razionalizzatore’ di Veltroni.
2. retorica e politica emozionale
Basi teoriche della riflessione sull’emozionalismo in politica, tra psicologia delle folle e cultura dell’immagine. Il ruolo di Veltroni nell’emozionalismo politico attuale, con un breve excursus sulle ‘sue’ figure e strategie retoriche prevalenti
3. vedere, rappresentare, credere
sul sistema della rappresentazione globale e del ‘biopotere’, e del suo pervasivo trionfo nella società italiana. Riflessioni sul ruolo di Veltroni come ‘agente della Rappresentazione’ tra i ranghi della vecchia sinistra. Confronto tra l’analisi teorica di Tiqqun sulle ‘figure’ del Bloom e della Jeune Fille e l’essenza del veltronismo nella politica italiana: estetizzazione della politica, tecniche e teoria del biopotere, estetica della superficie.
4. il simulacro sorridente: in conclusione
Verità, menzogna e malafede nell’argomentare di Walter Veltroni. Riflessioni sull’identità veltroniana di simulacro im-perfetto dell’attuale società italiana. Il ruolo del veltronismo nel trionfo del ‘dispositivo’.

Epilogo tragicomico
Immaginazione surrealista sul teatro della post-politica veltroniana

6 giugno 2009

da Berlusconi a Francheschini...

Lidia Menapace, La politica del doppio binario
18 novembre 2008 (www.rifondazione.org)

Sono colpita da processi che non riuscivo a identificare e ho trovato il nome da dare loro questa sera, sentendo le reazioni di Berlusconi dopo la sconfitta subita e le proposte di Franceschini sui problemi da affrontare: li chiamerei la politica del doppio binario.
Lo stile è assai diverso: Berlusconi sembra sempre più sgangherato: voglio sentire qualche rappresentante di Forza Italia dire che la maggioranza non sta insieme ecc.; adesso sarei una "implosa", imploso sarà lui. Franceschini è la faccia del buonsenso e della calma, davvero un bravo frequentatore di parrocchie, chierichetto da piccolo, simpatico e ragionevole, come dicevo.
Ebbene: sia pure così diversi stanno costruendo un processo politico pericolosissimo, che può scavalcare e cancellare la Costituzione e farci vivere in una specie di illegalità soft (durerà?: i rischi con l’illegalità è che non dà nè può dare mai garanzie): potrebbe essere la forma "moderna" del colpo di stato.
La curiosità è abbastanza alta? Ecco ciò che mi si è aperto in testa oggi come un fulmine. Ero da sempre infastidita dalle "idee" di Berlusconi. Ma anche il dilagare delle primarie mi sconcerta e adesso che Veltroni si comporta, senza nemmeno essere parlamentare, come se fosse un presidente incaricato di fare il nuovo governo o sennò addirittura come fosse il presidente della repubblica, non mi piace affatto: ho scritto già tempo fa: via, un po’ di discrezione! Ma adesso sottolineo che non si tratta affatto solo di una questione di galateo.
In più ora la cosa sembra avere perso ogni occasionalità: Veltroni fa le consultazioni per le riforme (e chi gli ha conferito questo incarico, diventato tutto extrtaistituzionale ?) e quasi per il governo: ma dove siamo? e Berlusconi raccoglie firme senza alcun controllo nè garanzie e dichiara che non gli importa restare solo senza alleati, perchè lui resta solo "col popolo italiano". Si sta costruendo un mondo politico parallelo, senza garanzie nè forme istituzionali, tutto illegale, inverificabile, incontrollabile, retto solo dalla vaga voce delle primarie, dei plebisciti ,dei sondaggi. Credo che bisogni subito che chi non passa attraverso le istituzioni è fuori legge, è un campione di illegalità: altro che lavavetri!

profezie dal paese semplice

le regole del paese semplice, che si è ormai realizzato...totalmente?

Prima Regola: eliminare il dubbio

Seconda Regola: ridurre il mondo a verità necessarie.
Terza Regola: eliminare le minoranze

Wu Ming

MARCIRE AL PASSO DELL'OCA
Appunti dal Paese Semplice

Alla fine il Paese Semplice è arrivato.
Anzi, meglio, il Paese Semplificato. Chi si auspicava questo esito ha il diritto di festeggiare. Non importa quale schieramento si sia sostenuto, e infatti sono in tanti a rallegrarsi per la fine delle contrapposizioni frontali: si saluta una nuova stagione, non avrà più spazio la "demonizzazione" dell'avversario politico.
Con ritrovata serenità si marcia sui campi nomadi, semplici molotov vengono tirate in svariate regioni da nord a sud. Si annunciano sereni e pacati pogrom. La fiammella accesa mesi addietro con l'appello "Il Triangolo Nero" non poteva che essere profetica, e non consola il constatarlo né l'avere intuito che etc.
Cazzotti sciolti, calcioni in libertà, rilassati pestaggi nazisti lasciano morto un ragazzo per strada a Verona. Codino di merda, chi cazzo sei? Ti ammazzo.
Semplici adolescenti dell'estremo sud si rompono i coglioni di una loro amichetta? Ti cancello e ti butto in un pozzo.
Semplificare.
L'immondizia di Napoli deve scomparire. In che modo? Per finire dove? Non è il caso di complicare le cose, per favore badiamo al sodo. E i clandestini? Sono un problema e vanno eliminati.
Si apre una nuova stagione. Stagione lunga, che ha davanti a sé il tempo di lustri e generazioni. La contingenza non può più essere la priorità.
L'emergenza è finita.
La zona dove abito verrà presto chiusa alle auto.
Un mese fa su vetrine, muri e parabrezza del quartiere sono comparsi i cartelli, "No alla pedonalizzazione".
L'altra sera il comitato del No ha convocato un’assemblea per decidere che fare.
Ci sono andato. Ho alzato la mano e ho spiegato che a me la zona pedonale piace, anche se ho due bimbi piccoli e spesso girare in auto mi diventa necessario.
Mi hanno ascoltato per un minuto, incapaci di capire se fossi lì per sfotterli oppure per sbaglio. Poi un signore garbato mi ha interrotto e mi ha spiegato che quella non era una riunione per confrontarsi, ma per decidere come contestare il provvedimento.
Allora mi sono scusato e ho chiesto se la riunione di confronto l'avessero già fatta o messa in programma, perché ci tenevo davvero a spiegare le mie ragioni.
Mi ha risposto una signora, scandendo le parole come si fa con gli stranieri.
- Noi siamo già contrari. A che ci serve parlarne ancora?
Prima Regola: eliminare il dubbio. Il Paese Semplice è un paese a priori.
Uscito dalla riunione, sulla strada di casa, passo davanti ai tavolini di un bar e inciampo in una frase, buttata in mezzo al portico da una ragazza giovane, segni particolari nessuno.
- Certo, - dice con il tono di chi fa una concessione - però gli zingari sono zingari.
Seconda Regola: ridurre il mondo a verità necessarie. X è sempre uguale a X. Il Paese Semplice ammette solo identità.
Ascolto spesso i discorsi del prossimo. In treno, se non ho un paio di cuffie da infilarmi nelle orecchie, sono incapace di leggere, troppo attento a quel che dicono i vicini. A volte mi faccio contagiare anch'io dalla voglia di semplicità. Immagino di essere un agente segreto, assoldato per schedare i responsabili di determinate frasi in stile Borghezio. A seconda del sogno, le persone che segnalo vengono poi deportate in Libia oppure private del diritto di voto. Lo so che non va bene, e infatti mi sveglio, mi schiaffeggio e poi rido della contraddizione: deportare i razzisti o convincerli con la forza.
Il problema è che altri fanno sogni peggiori e non si svegliano affatto.
Ti ammazzano di botte perché hai il codino e non offri una sigaretta.
Ti buttano in un pozzo perché forse sei incinta e gli incasini la vita.
Ti bruciano la casa perché sei rom, o romeno, insomma, quella roba lì.
Tutto pur di restare in pace, al sicuro, lontano dal conflitto.
Una ragazza mi supera a passo veloce. Discute con un amico, forse il fidanzato.
- Che poi i dati delle questure parlano chiaro: non risulta che un bambino sia mai stato rapito dagli zingari. E' una leggenda metropolitana.
Mi metto a correre, la raggiungo, le stringo la mano e prima che il tipo mi metta le mani addosso, sono più o meno in ginocchio che la ringrazio e le chiedo se per caso non ha voglia di andare a parlare con un'altra ragazza, seduta al bar pochi metri più indietro.
Poi arrivo a casa e c’è la tivù accesa sul programma di Santoro.
Castelli, Lega Nord, messo alle strette sulla questione clandestini, si agita.
- La gente ci ha votato per questo - taglia corto - e noi andremo avanti.
Terza Regola: eliminare le minoranze. Nel Paese Semplice democrazia fa rima con maggioranza.
A seguire parte un servizio, credo girato in Romagna, credo per dimostrare che anche i bonari comunisti d'antan non ne possono più degli stranieri. Forse vale la pena ricordare che in provincia di Bologna il giornale più venduto è sempre stato il Resto del Carlino, anche quando il direttore era un entusiasta della Repubblica di Salò. E l’espressione maruchèin (marocchino = meridionale) non è mai stata un complimento, da queste parti.
Intervistano un tizio che con l'aria dell'illuminista sostiene:
- Quelli che lavorano è giusto che restino. Ma i clandestini no, quelli fuori.
Milioni di italiani, di destra o di sinistra, sottoscriverebbero una frase del genere, sentendosi più o meno nipotini di Voltaire.
Se capisco bene, l'uomo che la pronuncia è appena uscito da una fabbrica. Lavora lì insieme a molti stranieri, in gran parte senza permesso di soggiorno. Solo che nella sua cornice mentale clandestino significa "senza lavoro" e non è disposto a modificarla nemmeno davanti ai fatti. D’altra parte qualunque teoria può essere difesa dall’attacco della realtà. Copernico rigettò il sistema tolemaico non perché non riuscisse a spiegare nuovi fenomeni, ma perché per farlo aveva bisogno di calcoli troppo complessi. Il problema non è la scomparsa dei fatti, ma l'uso di un linguaggio allo stesso tempo troppo semplice e troppo oscuro per poterli descrivere.
Quarta Regola: eliminare le informazioni. Il Paese Semplice ammette solo tautologie.
Ci sono leggi che si scrivono per sancire l'illegalità, l'arbitrio, l'assenza di diritto.
L'attuale legislazione italiana in materia di immigrazione dai paesi extra-comunitari (promulgata da un governo di centrodestra e lasciata tale e quale dal governo di centrosinistra) è un caso paradigmatico.
La legge Bossi-Fini stabilisce che per ottenere un permesso di soggiorno è necessario avere un contratto di lavoro. Ma per avere un contratto è inevitabile... venire in Italia. Ovvero entrare clandestinamente, trovare un datore di lavoro disponibile, il quale spedirà una formale richiesta di assunzione all'ambasciata italiana nel paese d'origine, fingendo di non avere già in organico il lavoratore (in nero). Il quale lavoratore dovrà poi tornare al suo paese a proprie spese, fingere a sua volta di non essere mai entrato clandestinamente in Italia, presentarsi all'ambasciata italiana per ottenere i documenti e quindi rientrare in Italia da regolare.
Che l'iter sia questo lo sanno anche i sassi, ma tutti, dai legislatori alle autorità preposte al personale diplomatico, fino ai diretti interessati, fanno finta di niente. Nessuno affiderebbe la cura dei propri anziani o della propria casa a un estraneo, che in teoria dovrebbe vivere a Kiev, a Bucarest o a Manila. Vogliamo parlarci, vederla in faccia, la persona che cambierà il pannolone a nostra nonna, sapere qualcosa di lei, prima di assumerla, metterla in regola (ammesso che si sia disposti a farlo). E possiamo scommettere che anche l'impresa edile che ci ristruttura casa non ha assunto il muratore rumeno sulla parola, scegliendolo da una lista di collocamento internazionale.
Ci sono leggi "contro la clandestinità" che si fanno per favorire la clandestinità.
Il dipendente perfetto è quello che deve al proprio datore di lavoro la garanzia di non essere sbattuto in un CPT, quello sottoposto al doppio ricatto di perdere il lavoro ed essere espulso oltre frontiera.
Ci sono leggi che sembrano paradossali, ma in realtà rispondono a una logica ferrea. Quella dell'esclusione per poter includere al minor costo possibile. Quella del profitto spacciato per sicurezza. La stessa logica che porta a gridare "padroni a casa nostra" mentre si appoggiano operazioni di guerra in casa d'altri.
Quelli che per ultimi in Europa si sono sbarazzati di un regime fascista e ne hanno ancora fresca memoria se ne sono accorti che l'Italia sta marcendo al passo dell'oca (no, non è un refuso, marciare è troppa fatica) e ce lo dicono in faccia. Gli spagnoli non ci vanno certo teneri con gli immigrati, men che meno con i clandestini, ma in Spagna non si respira l'aria pesante che asfissia il Paese Semplice, togliendoci l'ossigeno necessario a riconoscere le cose e chiamarle con il loro nome. Colpa dei miasmi della spazzatura, dei gas di scarico, dell'odore di benzina bruciata.
Per onorare le promesse elettorali si è appena istituito un Commissario straordinario ai rom. Le istituzioni si occuperanno degli zingari. Non di cittadini italiani o stranieri, ma di un'etnia. E' un bel salto di qualità, un passo in avanti nella storia a ritroso di questo paese e di questo continente. E possiamo stare certi che ci sarà sempre qualcuno disposto a discuterne... pacatamente, serenamente.

5 giugno 2009

ipse dixit 1.0

IL DISCORSO DEL LINGOTTO, 27 GIUGNO 2007

"Un'Italia unita, moderna e giusta"

di WALTER VELTRONI


"Fare un'Italia nuova. E' questa la ragione, la missione, il senso del Partito democratico. Riunire l'Italia, farla sentire di nuovo una grande nazione, cosciente e orgogliosa di sé. Unire gli italiani, unire ciò che oggi viene contrapposto: Nord e Sud, giovani e anziani, operai e lavoratori autonomi.
Ridare speranza ai nuovi italiani, ai ragazzi di questo Paese convinti, per la prima volta dal dopoguerra, che il futuro faccia paura, che il loro destino sia l'insicurezza sociale e personale.
Per questo nasce il Partito democratico. Più CHE UN PARTITO, UNA CHIESA….

Che si chiamerà così. A indicare un'identità che si definisce con la più grande conquista del Novecento: la coscienza che le comunità umane possono esistere e convivere solo con la libertà individuale e collettiva, con la piena libertà delle idee e la libertà di intraprendere. Con la libertà intrecciata alla giustizia sociale e all'irrinunciabile tensione all'uguaglianza degli individui, che oggi vuol dire garanzia delle stesse opportunità per ognuno.
Il Partito democratico, il partito di chi crede che la crescita economica e l'equa ripartizione della ricchezza non siano obiettivi in conflitto, e che senza l'una non vi potrà essere l'altra.
Il Partito democratico, il partito dell'innovazione, del cambiamento realistico e radicale, della sfida ai conservatorismi, di destra e di sinistra, che paralizzano il nostro Paese.
Il Partito democratico, il partito che dovrà dare l'ultima spallata a quel muro che per troppo tempo ha resistito e che ha ostacolato la piena irruzione della soggettività femminile nella decisione politica e nella vita del Paese. La rivoluzione delle donne ha affermato in tutte le culture politiche il principio del riconoscimento della differenza di genere come elemento costitutivo di una democrazia moderna. E' questa esperienza che dovrà essere decisiva, fin dal momento della fondazione del nostro partito.

Il Partito democratico, un partito che nasce dalla confluenza di grandi storie politiche, culturali, umane. Che nasce avendo dentro di sé l'eredità di quelle formazioni che hanno restituito la libertà agli italiani, di quelle donne e di quegli uomini che hanno pagato con il carcere e con la propria vita il sogno di dare ad altri la libertà perduta. Quelle formazioni che hanno fatto crescere l'Italia e gli italiani, che hanno portato il nostro Paese a trasformarsi da una comunità sconfitta a una delle nazioni che siedono a pieno titolo al tavolo dei grandi della Terra: quanta strada è stata fatta, da quando Alcide De Gasperi, alla Conferenza di Pace di Parigi, si rivolgeva al mondo che lo ascoltava dicendo: "Tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me". Quelle formazioni che hanno combattuto il terrorismo e l'hanno sconfitto.
Ma il Partito Democratico non è la pura conclusione di un cammino. Se lo fosse, o se si raccontasse così, inchioderebbe se stesso al passato.
Invece, ciò di cui l'Italia ha bisogno è un partito del nuovo millennio. Una forza del cambiamento, libera da ideologismi, libera dall'obbligo di apparire, di volta in volta, moderata o estremista per legittimare o cancellare la propria storia. Un partito che non nasce dal nulla, e insieme un partito del tutto nuovo.COME SI FA A NON NASCERE DAL NULLA ED ESSERE INSIEME DEL TUTTO NUOVI?



E' quello a cui ha pensato, a cui ha lavorato, per cui si è speso con coerenza e determinazione il fondatore dell'Ulivo, Romano Prodi.
Il Partito democratico, un partito aperto che si propone, perché vuole e ne ha bisogno, di affascinare quei milioni di italiani che credono nei valori dell'innovazione, del talento, del merito, delle pari opportunità. Quei milioni di italiani che nelle imprese, negli uffici e nelle fabbriche dove lavorano, nelle scuole dove insegnano, sentono di voler fare qualcosa per il loro Paese, per i loro figli. Quei milioni di italiani che si impegnano nel volontariato, che fanno vivere esperienze quotidiane e concrete di solidarietà. Quei milioni di italiani che trovano la politica chiusa, e che se provano ad avvicinarsi ad essa è più facile che si imbattano nella richiesta di aderire ad una corrente o ad un gruppo di potere, piuttosto che a un'idea, ad un progetto.

Sono convinto che il 14 ottobre sarà un giorno importante per la democrazia italiana. Nasce, in forma nuova, un partito nuovo.

CHE TERRIBILE ANSIA DI ESSERE NUOVI…CHE VORRA’ DIRE?

Nasce consentendo a chiunque creda in questo progetto di iscriversi, naturalmente e direttamente, e di candidarsi. Associazioni e gruppi, comitati e movimenti, singole persone potranno, nello stesso momento, formare un nuovo partito e decidere gli organi dirigenti e il leader nazionale.
E' un fatto mai accaduto prima. E' stato sempre più facile che nuovi partiti nascessero da scissioni o da proiezioni personali di leader carismatici.
Nel Partito democratico ognuno sarà e dovrà essere, fin dal primo momento, alla stessa stregua dell'altro. Per questo abbiamo voluto il principio "una testa, un voto".
Ds e Margherita, e per primi Piero Fassino e Francesco Rutelli che hanno saputo guidarli all'appuntamento decisivo, insieme a Romano Prodi che non ha mai smesso di crederci e di lavorare per questo, hanno avuto l'enorme merito di cogliere quella che era davvero l'ultima occasione, hanno avuto il grande coraggio di accettare la sfida. Di mettere in gioco se stessi, con una generosità che non ha precedenti in una lunga storia politica abituata alle separazioni più che agli incontri, alla valutazione del tornaconto di parte più che degli interessi generali. Le forze politiche che hanno deciso con i loro congressi di andare oltre se stesse, hanno compiuto una scelta che resterà nella storia politica del Paese. Il mio pensiero, in questo momento, è rivolto al coraggio e alla passione politica di tanti italiani che in questi anni hanno tenuto vive le idee della sinistra e dei democratici.

Unire le culture e le forze riformiste del nostro Paese. Superare la parzialità e l'insufficienza di ognuna di esse, di ognuno di noi. Dar vita a una forza plurale attraverso non il semplice accostamento, ma una creazione nuova. Far nascere, finalmente, il Partito democratico, la grande forza riformista che l'Italia non ha mai avuto………

………………Personalmente ho creduto alla prospettiva del Partito democratico anche quando pareva difficile, quando era considerata lontana e impossibile. Mi sembrava che con l'abbattimento del Muro, con la vittoria della libertà sulle dittature comuniste, potesse aprirsi un tempo nuovo. Un tempo di libertà, un tempo di ricerca fuori dai recinti ideologici, un tempo di curiosità intellettuale e di incontro con l'altro. Un tempo di ponti e non più di fili spinati. TUTTA COLPA DEL COMUNISMO…MA ORA SI CHE LE COSE POTRANNO FUNZIONARE!

Mi sembrava che si aprisse la possibilità di costruire un campo ampio e pluralista, capace di comprendere chi pensava che con la fine degli "ismi" non fosse finito il bisogno di giustizia sociale, di riscatto degli ultimi, di difesa dei diritti umani e civili. Il bisogno di una sinistra moderna e innovativa, per chi ad essa sentiva di appartenere e vedeva aprirsi opportunità inedite per rispondere, in modo nuovo, ai propri compiti di sempre.

Ora, dopo un percorso inevitabilmente travagliato, questo sogno si sta realizzando, e si sta facendo strada, credo non solo in Italia, l'idea che occorra far vivere un nuovo campo del pensiero democratico, delle idee di libertà, di giustizia sociale e di innovazione.

L'Europa è andata a destra, in questi anni, perché la sinistra è apparsa imprigionata, salvo eccezioni, in schemi che l'hanno fatta apparire vecchia e conservatrice, ideologica e chiusa. Ad una società in movimento, veloce, portatrice di domande e bisogni del tutto inediti, si è risposto con la logica dei "blocchi sociali" e della pura tutela di conquiste la cui difesa immobile finiva con il privare di diritti fondamentali altri pezzi di società. LA PURA TUTELA DI CONQUISTE DEL PASSATO, ALLA LUCE DELLA SITUAZIONE ATTUALE, NON SEMBRA POI COSI SCHIFOSA…

Il Partito democratico dovrà saper corrispondere alle nuove domande. Al bisogno di libertà e di fluidità sociale di ceti sempre più mobili, coniugando queste esigenze con la ragione della sua stessa esistenza, e cioè la costruzione di una società in cui le capacità di ciascuno possano essere messe alla prova indipendentemente dalle condizioni di partenza. Di una società che "si prenda carico", che non sia cinica o egoista, che si ponga il problema che l'Istat ci ha appena detto essere intatto: la distanza tra chi sta molto bene e chi sta molto male, in Italia, non accenna a diminuire.
Una società dove la precarietà non sia la regola, dove non sia l'incertezza a segnare, a ferire, la vita delle persone. E' la precarietà soprattutto dei giovani, dei nostri ragazzi, delle nostre ragazze. In un tempo fantastico della vita viene chiesto loro solo di "aspettare". Aspettare di avere un lavoro certo, un mutuo per la casa e, con questi, la possibilità di mettere su famiglia e avere dei figli. La vita non può essere saltuaria. La vita non può essere part-time. Un imprenditore può assumere così, all'inizio, ma poi spetta alla comunità rendere certo l'incerto, per il ragazzo e per l'impresa.
E' la lotta alla precarietà, la grande frontiera che il Partito democratico ha davanti a sé.

BELLE PAROLE….MA LE POLITICHE DEL PD DOVE STANNO?



Io qui oggi parlo non da uomo di partito e neanche da uomo di parte. Parlo da italiano. COME SI FARA’ A PARLARE ‘DA ITALIANO’?
Da persona che ama il suo Paese e pensa che il destino dell'Italia venga davvero prima di ogni altra ragione o considerazione particolare. ……………………..


……………..E sia chiaro che il primo compito del nascente Partito democratico è il pieno, coerente e deciso sostegno all'azione del Governo Prodi, al cui successo sono legate molte delle prospettive dei democratici. E DOPO POCHI MESI, Veltroni guida l’affossamento del Governo Prodi…



L'Italia deve crescere, deve crescere e investire sulla sua competitività, sul talento e sulla creatività dei suoi ceti produttivi, sull'unicità della sua bellezza e della sua cultura. La cultura, il nostro patrimonio ambientale, monumentale, artistico: è qualcosa che certo non teme delocalizzazioni, che è legato alla nostra storia e al nostro territorio, che è una delle nostre più grandi risorse, un elemento della nostra identità e della nostra forza nel mondo.
Crescere e competere è possibile, si è dimostrato. Il sistema bancario italiano non è più quella frammentazione di soggetti che è stato per molto tempo. Oggi banche e industrie nazionali acquistano, conquistano ed entrano a far parte di reti e gruppi europei. La nazionalità non si difende con le barriere, ma con una maggiore competitività, con un'ampia disponibilità all'innovazione, con la capacità del sistema Paese di promuovere e di accompagnare…………….. Crescita e competitività….sembra il discorso del leader di Confindustria….
……………Superiamo allora gli odi, i rancori e le divisioni che impediscono di guardare con lucidità alla situazione economica. La ripresa economica non è né di destra né di sinistra: è un bene per tutto il Paese, e tutti abbiamo il dovere di fare ciò che è necessario per prolungarla, rafforzarla, estenderla ai settori e ai territori che ancora non l'hanno agganciata. Un duraturo e moderno sviluppo economico non si ottiene se ciascun soggetto, ciascuna impresa, ciascuna categoria, si rinchiude in sé stessa come una monade isolata dal contesto esterno. Non si fa sviluppo con l'egoismo. E nemmeno con l'egoismo nazionale. …………w la bontà ! (o il buonismo?)

………………Quello a cui pensiamo è l'ambientalismo che proponendosi di diventare politica generale, informatrice di ogni scelta, rifiuta la logica del no a tutto. Non si può dire no all'alta velocità se poi l'alternativa è il traffico che inquina e la qualità della vita che peggiora perché per spostarsi ci vuole il doppio del tempo e il doppio dei consumi, il doppio dell'energia. Non si può dire di no al ciclo di smaltimento dei rifiuti moderno ed ecologicamente compatibile e lasciare che l'unica l'alternativa siano discariche a cielo aperto ed aria irrespirabile e nociva.
Quello a cui pensiamo è l'ambientalismo dei sì. ......................uno strano ambientalismo!


…………..Ecco quale Partito democratico io vorrei: un partito che lavori al buon esito del confronto sull'ammorbidimento dello "scalone", certo, ma concentri la gran parte dei suoi sforzi di elaborazione e di iniziativa sugli odierni fattori fondamentali di disagio e di disuguaglianza, proprio a partire dalle principali vittime del mancato adeguamento dello Stato Sociale alla nuova realtà della società e dell'economia: bambini poveri nei primi anni di vita e persone molto anziane non autosufficienti……………………ammorbidire lo scalone…obiettivi di alto profilo per il PD!

………..Non è con gli odi di classe che si sconfigge l'evasione. E', al contrario, attraverso il convincimento e l'adesione ad un comune progetto per la società. E' attraverso la semplificazione del sistema tributario e dei suoi adempimenti. E' con la trasformazione dell'amministrazione fiscale in soggetto che offre un servizio ai cittadini e alle imprese utilizzando condizioni il più possibile amichevoli e poco invadenti……………………..amichevole, non invadente, senza odio per gli evasori….finalmente un programma anti-evasione efficace ed incisivo!

……………….La sicurezza. Cominciamo con l'essere chiari: nessuno scrolli le spalle o definisca razzista un padre che si preoccupa di una figlia in un quartiere che non riconosce più. La sicurezza è un diritto fondamentale che non ha colore politico, che non è né di destra né di sinistra. …………che qualunquismo!

………………Le politiche sociali, i processi di inclusione, sono importanti, lo sappiamo bene. Ma insieme, e siamo noi a poter coniugare le due esigenze, dobbiamo pensare ad un modo nuovo di assicurare e aumentare la presenza dello Stato sul territorio. C'è un problema di efficacia e c'è un problema di rassicurazione, perché ci sono i reati che tolgono la sicurezza reale e c'è la percezione dell'insicurezza. Anche questa merita risposte. Più gente per strada, di questo c'è bisogno. Pensiamo solo a quale salto nei livelli di tutela della sicurezza delle persone e delle imprese si otterrebbe se tutto il personale che veste una divisa delle forze dell'ordine venisse liberato, tramite un processo di mobilità, dalle attività amministrative per essere impiegato a presidio del territorio, laddove i cittadini onesti - e anche i delinquenti - possano "sentirne" la presenza fisica. …………………Il problema allora non è la sicurezza reale, ma ciò che la gente ‘percepisce’!




…………Una politica che sappia condividere: la vita dei cittadini, la quotidianità di persone che iniziano la loro giornata senza leggere gli editoriali dei giornali né domandandosi a quale dei vecchi partiti italiani si sentono legati.No, non fanno e non si chiedono questo, l'anziana che fatica a pagare l'ultima bolletta del mese con quello che resta della sua pensione, l'operaio che deve mettere insieme un lavoro che non lo soddisfa e il dovere di mandare avanti una famiglia, l'imprenditore che sbatte la testa contro la burocrazia o l'artigiano e il commerciante che ha il dovere di pagare le tasse ma ha anche il diritto di avere uno Stato che gli renda più semplice la vita e lo consideri non un peso ma una risorsa.Una politica sincera, pragmatica, ancorata ai suoi valori, non ideologica. E che contribuisca a voltare pagina in Italia. ………………una politica populista insomma…


…………………….Basta. Dobbiamo farla finita con lo scontro feroce e con i veleni, con le polemiche che diventano insulto. Il Paese di tutto questo è stanco, non ne può più. E da tempo non perde occasione per dirlo. Per dire che non vuole una politica avvolta dall'odio, dove l'altro è un nemico…….con tanto amore!

……………..Sei anni come Sindaco di Roma mi hanno convinto, e credo di poter dire abbiano convinto soprattutto i cittadini romani, al di là delle naturali e legittime convinzioni di ognuno, che è possibile confrontarsi in modo civile e trasparente senza che nulla venga tolto alle rispettive idee. Avendo come unico ed esclusivo interesse il bene della propria comunità, la qualità della vita delle persone. E' con questo stesso spirito che continuerò a tenere fede all'impegno assunto con i miei concittadini. Con la stessa passione che mi ha fatto stare ogni giorno in mezzo a loro, tra i loro problemi e le loro speranze: un'esperienza unica di ascolto e di condivisione, che proseguirà e che mi accompagnerà sempre in ogni momento, in ogni scelta, in ogni decisione. Al patto che ho stretto con Roma non posso e non voglio venir meno, e d'altro canto l'amore per la mia città, per le mie radici, per il lavoro che sto portando avanti, mi impedisce di fare diversamente. …………

Enorme bugia! Poco dopo dimissioni per dedicarsi alla campagna politica nazionale!!!


…………Non c'è un "noi" e non ci sono "gli altri", quando si parla degli italiani. …………AMEN!



……………………..E' questo spirito di ricerca e di confronto che sta alla base della proposta di legge sui Dico. Se è certamente vero ciò che Savino Pezzotta ha detto, circa il valore costituzionale della famiglia fondata sul matrimonio, è altrettanto vero che, come hanno fatto tutte le altre grandi democrazie, anche in Italia è giusto riconoscere i diritti delle persone che si amano e convivono. …………….TANTO GIUSTO CHE DA SINDACO DI ROMA VELTRONI HA AFFOSSATO LA PROPOSTA DI ISTITUIRE IL RGISTRO DELLE COPPIE DI FATTO PRESENTATA DALLA SINISTRA IN CONSIGLIO COMUNALE!

………………………….E se qualcuno dice che c'è chi vuole "rendere uguali il figlio del professionista e il figlio dell'operaio", noi rispondiamo sì: vogliamo che siano uguali. Uguali non nel punto di arrivo. Ma in quello di partenza. ……….COME FANNO IL FIGLIO DELL’OPERAIO E DEL PROFESSIONISTA AD ESSERE UGUALI IN PARTENZA? COLPEVOLE RETORICA...


cosa resta del berlusconismo

Marco Revelli - cosa resta del berlusconismo
brani dall'intervista di Roberta Carlini a Marco Revelli, Il Manifesto, 3 maggio 2006

R.C. - Quando dici che Berlusconi è un pezzo del carattere della nazione e non
solo una parentesi politica, tracci un parallelo con i giudizi storici
sul fascismo?
M. R. - Sì, penso alla definizione di Gobetti sul fascismo come autobiografia e
antropologia di una buona metà della nazione, come una delle forme che
le tare storiche del carattere degli italiani hanno assunto. Partiamo
dal momento dell'ascesa del berlusconismo, il '94; ripensiamo allo choc
che tutti abbiamo provato quando questo partito istantaneo, appena
quotato alla borsa della politica, si è rivelato subito maggioritario.
Lì si vede chiaramente che Berlusconi non ha prodotto una nuova
antropologia, l'ha sdoganata. Ha prestato la sua faccia a una parte
dell'Italia che si credeva impresentabile e l'ha legittimata.
.............................................................
R.C. - Come agirà su questo scenario il cambiamento politico? In altre parole,
con la caduta di Berlusconi entra in crisi anche la metà del paese che
in lui si rispecchia?

M.R. - Ormai il cambiamento è avvenuto, e nel profondo.
E' una mutazione
antropologica e non politica. Il cambio di gestione rende più
respirabile l'aria nello spazio pubblico, ma l'autobiografia prosegue,
perché la crisi della dimensione del «noi» non riguarda solo i Caimani,
ma anche la buona società del centrosinistra e un pezzo del suo ceto
politico che ha la tentazione di usare gli stessi codici, fare appello
alle stesse pulsioni. Quel che è successo è il sintomo di una società
completamente malata: e l'Italia non è nuova a queste malattie, in
passato purtroppo le cure e gli anticorpi li ha trovati solo nelle
catastrofi. Se vogliamo pensare e sperare in una via d'uscita meno
tragica, a una nuova ricostruzione etica, non resta che un lavoro nei
territori con un'alternativa di pratica e stile di vita. Uscire dal
Grande fratello, per ritrovare un po' di realtà. E sobrietà.

siamo fermi lì, e sprofondiamo ancora....e ancora....


4 giugno 2009

ipse dixit 2.0

VELTRONIADE DELLA SICUREZZA
(27 settembre 2007) DAL SITO INTERNET DI ‘LA REPUBBLICA’

……Guerra tra bande a Roma, un morto e due feriti

Veltroni: "Meno sicuri dopo ingresso romeni"

ROMA - Un morto disteso per terra in un bagno di sangue e due feriti trasportati d'urgenza al Policlinico Umberto I e all'ospedale Sandro Pertini. Gravi le loro condizioni: lesioni agli organi interni e agli arti. Questo il bilancio di una sparatoria avvenuta ieri sera, intorno alle 23.30, in un piazzale che si trova sotto il cavalcavia della stazione Nomentana, nei pressi del quartiere Africano. Secondo la polizia potrebbero esserci le premesse per parlare di un regolamento di conti fra bande rivali. Intanto il sindaco di Roma, Walter Veltroni, intende fare luce sulle bande di criminali dell'est Europa: "O la Romania si assumerà le sue responsabilità o se ne discuterà in Europa. La situazione dell'ordine pubblico a Roma è peggiorata da qualche mese a questa parte, in particolare dopo l'ingresso massiccio dei romeni".

………MA NOI, SE LA CORTE INTERNAZIONALE DELL’AJA CHIEDESSE A TUTTI NOI ITALIANI DI ASSUMERCI LA RESPONSABILITA’ DI QUEL CHE FA E DICE SILVIO BERLUSCONI…COME LA METTEREMMO A QUEL PUNTO CON LA NOSTRA FEDINA PENALE?

14 ottobre 2006